Home > vivere Ascoli > Servizi speciali > Metano di Capitanata, una sconfitta che brucia ancora


"... tutto iniziò il 13 maggio 1962 con un articolo su La Gazzetta di Foggia che recitava: Una fonte di ricchezza, Metano in Capitanata. Importanti giacimenti sarebbero stati individuati a 20 km da Foggia, concrete prospettive per la provincia ...”

Un esplosione, diciamo così, si è verificata tra le colline del Preappennino Daunio meridionale, causata, appunto, dal ritrovamento di cospicui giacimenti metaniferi. Come si è verificata questa "esplosione", l'iter preparatorio, le varie articolazioni che portò le popolazioni di sei comuni della provincia di Foggia ad occupare per due mesi la centrale metanifera di "Le Masseriuole", in agro di Deliceto, e che avrebbe avuto il suo momento più significativo nella "Marcia dei trentamila" abitanti dei centri preappenninici sul Capoluogo.

La prima notizia, relativa al ritrovamento di giacimenti metaniferi nella provincia di Foggia, appare su "La Gazzetta di Foggia" del 13 maggio 1962. Dal 1954 una società consociata della Snia Viscosa, Società "Terra Apuliae", inizia le prime ricerche di idrocarburi in provincia di Foggia, interessando la zona dei comuni di: Candela, Deliceto, Sant'Agata di Puglia, Bovino e Troia. In questa zona erano stati perforati 17 pozzi. Dal 1954 al 1964, i permessi di ricerca si erano moltiplicati: Snia Viscosa (Società Terra Apuliae), Castelgrande-Montecatini, Montecatini, IMI, S.O.R.I. e Agip.

         

i pozzi metaniferi


Mobilitazione popolare

Nella primavera del 1969 si registra una vasta mobilitazione, sotto la spinta dei "Comitati popolari unitari". Il 9 maggio i nuclei dei costituendi comitati, sviluppando e dando corpo all'dea di partire dal metano per aprire una vertenza di ampio respiro e in una visione articolata dei problemi della zona, giungono dopo una serie di fittissimi incontri ad elaborare ed approvare una piattaforma programmatica, che contiene indicazioni operative anche a breve scadenza. Si decisero cortei e comizi nei singoli Comuni per la sera del 15 maggio; marcia sui pozzi e occupazione degli stessi da parte delle popolazioni per venerdì 16 maggio; approvazione del Programma dei Comitati Comunali per lo sviluppo economico e sociale del Comprensorio di: Accadia, Ascoli Satriano, Candela, Deliceto, Rocchetta S. Antonio e Sant'Agata di Puglia.

         

comizi ad Ascoli Satriano di Vincenzo Giusto e Paolo Agostinacchio


La nascita dei Comitati – Ascoli Satriano

Nel salone di "Cipolla", di Michele Aliazzo, ad Ascoli Satriano, si entra senza formalità.
Quella bottega di barbiere è un po' salotto, un po' club, è il risvolto proletario del "Circolo Unione" che sta in Piazza Cecco d'Ascoli ( ora Piazza Giovanni Paolo II ) al centro del paese, e che raccoglie professionisti, proprietari terreni, insegnanti, impiegati: piccola borghesia di provincia, che inganna il tempo giocando a biliardo e a poker, e rimestando continuamente la "vita" del borgo agricolo. Il salone del barbiere nell'Italia meridionale, è il luogo dalla lunga tradizione di socialità, la conversazione non langue mai.

Nel salone di "Cipolla", dunque, convenne, una sera imprecisata del gennaio 1969, un gruppo di clienti, che abitualmente passavano per la bottega a incontrare gli amici e far quattro chiacchiere, scambiarsi le ultime novità. Queste discussioni si sa come vanno; ci si accende per la politica, si parla della semina e di tanto altro. Così andò quella sera, la conversazione tra Lucio Moscano, giovane disoccupato tuttofare, vivacissimo; Potito Moscato, "il brigadiere", piccolo coltivatore diretto dalla prorompente vitalità; Giuseppe Salsarulo disoccupato; Salvatore Ruscigno, coltivatore; Michele Aliazzo, il nostro "Cipolla", e qualche altro ancora.

Furono appunto queste persone a ricordarsi che quella faccenda del metano era restata così, morta da un anno e mezzo, presi ancora una volta per fessi, magari riprendere il discorso e cercare di fare qualcosa, parlarne con qualcuno ... ma si poteva e si doveva fare qualcosa. Passarono la voce ad altri amici; ne parlarono a Vincenzo Giusto, dinamico segretario della locale Camera del Lavoro, si consultarono sul da farsi; si riunirono infinite volte; si costituirono in "Comitato Popolare Unitario".


L'occupazione dei pozzi e la marcia dei trentamila su Foggia

Dal momento della scoperta dei giacimenti al 1969, le popolazioni locali avevano ottenuto dall’ENI, dalla SNIA e dalla Montedison solo promesse e nessun fatto concreto. Sotto la spinta dei Comitati Popolari Unitari, nel frattempo nati in ogni paese interessato dal Metano, si organizzò una imponente manifestazione volta a occupare pacificamente i pozzi metaniferi. Il 16 maggio 1969, ben quindicimila persone si diressero verso i pozzi. L’occupazione pacifica proseguirà per oltre tre mesi, nel frattempo i comitati popolari unitari organizzeranno uno sciopero generale il 23 maggio 1969 in tutti i comuni e una grande marcia su Foggia il giorno stesso.


 

 

 

16 maggio 1969, manifestazione e occupazione dei pozzi metaniferi


Il 23 maggio sarà una giornata epocale, "La marcia dei trentamila", 30.000 persone calarono su Foggia pacificamente, non ci sarà un incidente, anche perché gli organizzatori chiesero al Prefetto che il servizio d’ordine dovesse essere tenuto dai carabinieri dei propri paesi perché non si fidavano dei poliziotti dello Stato, seppur sdegnato, il Prefetto accolse la proposta, e ci furono anche i carabinieri dei Monti Dauni quel giorno.

"... olio, petrolio, benzina e minerale, per toglierci il metano ci vuole la bomba a mano ...”
gridavano i giovani ascolani

         

         

23 maggio 1969, la marcia  dei 30.000 su Foggia

La grande stampa italiana ignorò la protesta, la RAI TV non degnò la manifestazione di nessun servizio nei telegiornali, ma se in Italia l’ordine era di cancellare la protesta, la BBC e la Reuter mandarono le proprie telecamere e i propri inviati a riprendere e spiegare questa singolare forma pacifica ed originale di protesta. Al termine della manifestazione, una delegazione dei comitati, di sindaci e Presidente della Provincia si recarono dal Prefetto con le loro richieste, ma il Prefetto rispose evasivamente, pertanto si decise di continuare l’occupazione dei pozzi. Dopo giorni di occupazione nessuno fece passi concreti per dare risposte alla povera gente.

Intanto la protesta andò avanti e si susseguirono promesse, rassicurazioni ed inviti alla tregua, emblematico il telegramma del Sottosegretario agli Interni On. Romita che prometteva pochi spiccioli per attuare interventi assistenziali e in contrasto alla povertà, un’elemosina, che ovviamente nessuno mai vedrà una volta risolta l’occupazione.

Liberati gli impianti, si attendevano la realizzazione delle promesse lavorative, ma nei due mesi successivi non si mosse nulla. Il 31 agosto 1969 blandamente e scoraggiati, i Comitati provarono a riunirsi nuovamente per concertare nuove forme di lotta, ma lo Stato non aveva voglia di scherzare questa volta e mostrò la sua faccia cattiva, verranno assestati colpi pesantissimi. I carabinieri denunciarono  280 lavoratori con accuse surreali, ma gravissime: “Istigazione e associazione a delinquere, arbitraria invasione e occupazione di azienda privata, danneggiamenti, grida, manifestazione e raduno sedizioso”.

"... si era chiesto lavoro pacificamente con compostezza e dignità e si era risposto con le denunce ..."

Quella buona gente del Preappennino Daunio meridionale non aveva causato disordini, non aveva fatto scempi, non avevano manifestato il loro diritto al lavoro con violenza e sopraffazione e lo Stato rispose con forza. Era un attacco contro i lavoratori e i disperati degno di una dittatura sudamericana, un provvedimento demenziale, tanto che lo Stato stesso sarà costretto a cancellarlo con l’amnistia del 1971.

"... fu la fine della protesta, fu la fine della speranza ..."

In cambio del loro metano, convogliato altrove, le popolazioni del Preappennino Daunio meridionale, l’unica cosa che ottenne da quella grande battaglia fu la “Cucirini” una fabbrichetta nella zona industriale di Ascoli Satriano che è resistita per poco tempo (attualmente chiusa).

Alcuni slogans che furono portati in corteo dai manifestanti:

  • Basta con l'emigrazione vogliamo tornare alle nostre famiglie
  • Studenti e operai: no alla rapina del metano
  • Il metano della nostra provincia resta nella nostra provincia
  • Il metano è nostro e guai a chi lo tocca
  • Siamo italiani anche noi
  • Signori del governo è ora di ricordarvi anche del meridione, basta con le buffonate
  • Il popolo è stanco di essere preso per il culo

Ritagli di giornali dell’epoca da Archivio della Memoria Ritrovata::


video di Matteo Carella:

video di Geppe Inserra ( Lettere Meridiane e SharingTV ):

video da Archivio della Memoria Ritrovata:



Fonte:
 - "Metano di Capitanata, una sconfitta che brucia ancora", di Mario Giorgio ( Edizioni del Rosone 1998 )
 - https://www.sharingtv.it/
 - https://www.memoriaritrovata.it/percorsi_tag/le-lotte-per-il-metano/
 - https://www.memoriaritrovata.it/memorie/16-maggio-1969-marcia-ed-occupazione-dei-pozzi-metano/
 - https://lottemetano.omeka.net/
 - https://lottemetano.omeka.net/exhibits/show/artgior/raccolta-articoli
 - https://lottemetano.omeka.net/exhibits/show/foto-home/foto-archivio-carella
 - https://lottemetano.omeka.net/exhibits/show/meridionalismo/item/135
 - https://www.memoriaritrovata.it/memorie/lunita-rinvenuti-giacimenti-di-idrocarburi-in-capitanata/
 -
https://www.memoriaritrovata.it/memorie/in-piazza-per-il-metano-23-febbraio-1967/
 - https://sanbartolomeo.info/2019/06/metano-ricchezza-e-disperazione-la-triste-storia-del-metano-di-capitanata-1/
 -
https://sanbartolomeo.info/2019/06/metano-ricchezza-e-disperazione-la-triste-storia-del-metano-di-capitanata-2/


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