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“... la famiglia Visciòla ha avuto un ruolo significativo nelle vicende della città di Ascoli Satriano. Avvenne poi qualcosa di incredibile, una vera e propria diaspora che ha portato l’intera famiglia a scomparire da Ascoli Satriano ...”


Prima di tutto vorrei ringraziare Elvira Visciòla, autrice del libro “I Visciòla di Ascoli Satriano”, per il bel lavoro che ha fatto e che mi ha permesso di ricavare notizie interessanti a me sconosciute. Le sono serviti tanti anni, tante indagini in rete e nei siti degli archivi di stato per riportare, come in un diario, gli avvenimenti e i personaggi che hanno dato lustro a questa famiglia che, dal ‘500 fino agli inizi del ‘900, ha avuto un ruolo significativo nelle vicende della città di Ascoli Satriano.


L’origine del cognome
Il riferimento al frutto è evidente nel nome dei Visciòla. Il dizionario Zanichelli riporta che la voce “Visciòla” deriva dalla parola longobarda “wishila”, piccola ciliegia di colore rosso scuro. In Italia esistono due grandi ceppi che utilizzano il cognome Visciòla e che si differenziano esclusivamente dalla pronuncia per la posizione dell’accento. Il gruppo proveniente da Ascoli Satriano ha l’accento sulla “ò”. L’altro gruppo il cognome si pronuncia come il frutto, con l’accento posto sulla prima “ì”. Sicuramente all’origine il ceppo era unico, potrebbe essere un errore di trascrizione avvenuto in epoche remote.


Le origini della famiglia Visciola
Il primo documento che attesta la presenza della famiglia Visciòla in Ascoli Satriano è del 1592, ritrovato all’Archivio di Stato di Napoli nella sezione “Processi antichi”, è una transazione registrata tra Visciòla Domenico ed i fratelli Boccia Francesco e Nicola, probabilmente per l’acquisto di terreni. Andando indietro nel tempo la ricerca è complessa, spesso mancano le fonti, pertanto diventa difficile riuscire a stabilire le esatte origini, considerando anche che l’archivio privato di famiglia è andato disperso. Non è possibile andare più indietro del XVI secolo, tutto il resto rimane leggenda. E’ certo che già nel ‘600 la famiglia aveva possedimenti e capacità finanziarie, tanto da concedere un prestito alla città di Ascoli. In quell’epoca era feudatario Antonio de Leyva.

I fratelli Cristofaro e Domenico Visciòla, sono ad oggi i capostipiti della famiglia noti, con certezza documentaria hanno dato vita al ceppo ascolano e probabilmente questo Cristofaro è colui che ha istituito il Monte dei Pegni Visciòla ad Ascoli, tesi avvalorata dai crediti contratti con vari debitori.

Un documento del 1782 rinvenuto presso l’Archivio storico di Ascoli Satriano, ci aiuta a mettere luce su uno dei rami della famiglia nel corso del ‘600. Il documento era stato redatto in occasione di una causa legale promossa dai fratelli Michelangelo e Nicola Maria Visciòla contro il convento dei frati Agostiniani dell’ordine Eremitico di Ascoli, denominato Santa Maria del Popolo. Il documento conteneva all’interno una tavola di discendenza, una specie di albero genealogico che serviva ad appurare se i due personaggi promotori della causa fossero fratelli consanguinei, aventi diritto all’eredità di un fedecommesso perpetuo che un tale Giulio Lizza aveva disposto con due atti del 31 gennaio 1652, a firma del Notaio Bernardino Cautillo d’Ascoli. Con questi atti, Giulio Lizza comprava e nello stesso tempo donava i beni appartenuti alla famiglia Visciòla alla figlia Giovanna, moglie di un Visciòla. In giudizio veniva stabilito che i due fratellastri erano consanguinei e quindi avevano diritto al fedecommesso perpetuo. Michelangelo e Nicola Maria, erano figli di Giovanni Ferdinando Visciòla, avuti da due matrimoni diversi.

Nel 1674 era feudatario di Ascoli il nobile barlettano Troiano Marulli. Verso la metà del ‘700, una delle riforme introdotte dal re Carlo III fu il catasto generale del Regno, detto Catasto Onciario, dal nome della moneta utilizzata come unità di misura, l’oncia, del valore di sei ducati. Il Catasto Onciario di Ascoli Satriano è stato redatto nel 1753.

Analizzando il Catasto Onciario di Ascoli Satriano, si riporta l’elenco dei dati che riguardano i membri della famiglia Visciòla. Geronima Visciòla, nata nel 1687 moglie di Francesco Agnoni, insieme avevano sei figli. Di seguito sono elencati i beni ed i capitali posseduti. Di lei non si conoscono i legami con gli altri membri noti della famiglia. Giovanni Ferdinando Visciòla è il padre dei fratellastri Michelangelo e Nicola Maria. Don Cristofaro Visciòla, canonico ed Arciprete della Chiesa Cattedrale di Ascoli Satriano, ha fatto parte del Capitolo Cattedrale dal 1753 al 1777 e nel 1754 ha redatto lo Stato delle Anime della Municipalità. All'epoca era vescovo Mons. Giuseppe Campanile. Un altro contributo alla conoscenza della comunità ascolana nel '700 è l'analisi della "Numerazione dei Fuochi", una specie di censimento fiscale che serviva ad identificare le varie famiglie del tempo. Don Cristofaro insieme al fratello Giovanni Ferdinando hanno donato vari censi al monastero di San Giovanni Battista e al monastero dei Padri Agostiniani di Santa Maria del Popolo. Possedeva una casa sita il largo Castello composta da più appartamenti e al piano superiore abitava il fratello Giovanni Ferdinando. La casa è ancora esistente.

Giovanni Ferdinando Visciòla è stato sicuramente l’acquirente di “Palazzo Visciòla”, sito in quella che oggi si chiama Via Torre Arsa n. 3 ad Ascoli Satriano, attuale sede Comunale. Il palazzo è stato costruito dai padri Gesuiti nel XVI secolo, tra il 1532 ed il 1595. Da questo luogo i Padri hanno amministrato i feudi di Stornara, Stornarella, Orta, Ordona, Carapelle ed altri luoghi in agro di Ascoli, ed è rimasto di loro proprietà fino al 1753. Nell’ 800 il palazzo è stato abitato da più nuclei familiari dei Visciòla. Nel 1913 il Palazzo Visciòla è stato probabilmente acquisito al patrimonio immobiliare del Comune, quando l’Amministrazione comunale richiedeva un mutuo alla Banca Agraria di Cerignola (banca coinvolta nel fallimento dei Visciòla, banca che era stata fondata nel 1886 dall’onorevole Nicola Pavoncelli, personaggio noto in famiglia e parente del ramo di Vincenzo attraverso la famiglia Cannone di Cerignola). Il Palazzo ha ospitato negli anni: la Casa Comunale, la Pretura Mandamentale, la Stazione dei Carabinieri, la Biblioteca ed il Museo.

     

Palazzo Visciòla

       

Nel 1799 il duca Marulli ha affidato il governo della città ai suoi uomini di fiducia, esercitando il controllo del territorio attraverso il suo Erario e Luogotenente Michelangelo Visciòla e agli armigeri di Angelo Forni. Il 1° marzo 1799 veniva eletta la prima municipalità con presidente il notaio Potito d’Autilia.

Il ceppo di Michelangelo Visciòla
Il 9 febbraio 1804 muore ad Ascoli l’Ufficiale Doganale Paolo Centomani. Il 3 marzo 1804 all’età di quarantotto anni Michelangelo Visciòla è stato eletto Ufficiale della Regia Dogana, questo era un incarico molto prestigioso ed ambito e la sua presenza ad Ascoli era giustificata dalla vastità del territorio. Nel 1817 ha proseguito la sua carriera come Giudice del Regno. Ha sposato Anna Selvitella da cui ha avuto tre figli: Ferdinando, Antonio e Gioacchino. Tra i figli di Michelangelo, il primo documento che riguarda il suo primogenito Ferdinando è del 1807, contiene la sua richiesta per la censuazione di un terreno appartenente al Convento di Santa Maria del Popolo. Ferdinando ha sposato Giovannina Del Prete da cui ha avuto nel 1812 una figlia, Angiola, che a sua volta ha sposato Michele Russo con cui ha avuto undici figli dal 1831 al 1849.

Gioacchino Visciòla
Nato nel 1791, terzogenito di Michelangelo e di Anna Selvitella. Nel 1829 affitta un terreno in località San Martino a Cornito, nel 1832-33 altri terreni in località Faugno e Lagnano da Capo sempre a Cornito, da destinare a pascolo e a coltura. Questo era il periodo in cui la soppressione della Regia Dogana di Foggia, la censuazione dei terreni del Tavoliere e del Demanio Comunale facevano si che molti terreni coltivabili e a pascolo fossero messi a disposizione della borghesia ascolana, andando ad incrementare i patrimoni familiari. In questi anni ci sono stati molti contratti d’acquisto e di affitto di terre, anche da parte della famiglia Visciòla. Nel 1838 è stato rinnovato un titolo di credito da parte del Comune a favore dei Visciòla, probabilmente si trattava dello stesso credito che i Visciòla vantavano dalla fine del ‘500 nei confronti del Comune. Nel 1840 Gioacchino acquista alcune terre del Tavoliere e nel 1841 termina la costruzione della casa di campagna, la masseria in località Valle delle Castagne. Nel 1844 diventa Consigliere Provinciale del distretto di Bovino.

Nel 1854 ha fatto apporre una lapide dedicatoria in marmo bianco all’interno della cappella di San Pietro, nella Cattedrale di Ascoli Satriano, a memoria della sua famiglia, con una dedica particolare al Vescovo Leonardo Todisco Grande che, in seguito al terremoto del 1851, si era prodigato per la ricostruzione del Seminario, di un nuovo refettorio, aule scolastiche e l’oratorio. Per l’occasione ha restaurato l’altare. Sulla parte alta della lapide è riportato uno stemma, quello della famiglia Visciòla, con al centro un albero, sicuramente di vìsciole, ed un serpente che si attorciglia sul tronco. Gioacchino si è unito in matrimonio con due donne della famiglia Papa, nota nella nobiltà ascolana, entrambe figlie di Domenico Papa ed Irena Del Giudice. Nel 1815 ha sposato Emilia da cui ha avuto due figli, Ferdinando Domenico Michele nel 1816 e Domenico nel 1819. Alla morte di Emilia, Gioacchino si è sposato con la sorella Angiola Maria Papa, da cui ha avuto sei figli: Emilia Anna Rosa Maria, Anna Maria Irena, Marianna, Michele Francesco Saverio Antonio, Filomena Antonia e Salvadore Cristoforo Antonio.

Di Ferdinando Domenico Michele Visciòla si hanno poche notizie. Nato nel 1816 ha vissuto a Napoli dove ha avuto due figli, come riportano due atti di nascita conservati nell’Archivio di Stato di Napoli, entrambi con lo stesso nome Gioacchino, uno nato 1848 e l’altro nel 1851; probabilmente deceduto il primo, il secondo ha preso lo stesso nome.

Domenico Visciòla
Nel 1850 Domenico Visciòla ha ricoperto il ruolo di Guardia d’Onore e 1853 quello di Consigliere Provinciale. Nello stesso anno è poi stato eletto sindaco del comune di Ascoli, ruolo che ha ricoperto fino al 1855. Nel 1865, ha acquistato la statua lignea di Santa Lucia, inserita all’epoca sull’altare della chiesa di Santa Lucia in corso Umberto ad Ascoli ed ora collocata nella nuova chiesa di Santa Lucia nel quartiere Serpente rione INA Casa. Un’epigrafe marmorea, posta a sinistra della parete dell’altare, ricorda questo evento. Nel 1887, in occasione del rifacimento dell’altare principale, Domenico e Gioacchino Visciòla hanno fatto apporre uno stemma, in questo caso bipartito, che rappresenta il blasone della famiglia Visciòla e quello della famiglia Cirillo Ferrusi di Cerignola, in quanto Domenico ha sposato la figlia Maria Concetta Cirillo. Questa chiesetta a pochi centinaia di metri da Palazzo Visciòla, è stata la cappella di famiglia fino ai primi del ‘900.

        
da sinistra: Domenico Visciòla, la statua di Santa Lucia, la chiesetta di corso Umberto e lo stemma bipartito

Domenico il 25 aprile 1847 si è unito in matrimonio con Maria Concetta Cirillo, figlia di Michele e Diamante Farrusi, nobile famiglia di Cerignola. Hanno avuto un unico figlio, Gioacchino Michele Maria, nato il 14 aprile 1848, il quale ha dato vita ad un lungo ceppo che si è stabilito a Napoli fino ai giorni nostri. Nel 1887 ci fu una raccolta fondi per aiutare alcuni abitanti di Roma rimasti senza casa a seguito dello scoppio di una polveriera, ma avendo riscosso in ritardo le sottoscrizioni il comitato promotore rifiutò il raccolto in quanto già chiuse le operazioni d’incasso. Non potendo restituire gli importi, la popolazione decise di spendere quella somma per commissionare un quadro raffigurante la SS. Vergine del Rosario che fosse simile a quella venerata nella città di Pompei. Veniva dato l’incarico a Gioacchino che commissionò l’opera all’artista napoletano Achille Talarico, opera che ancora oggi si ammira nella chiesa di Pompei ad Ascoli Satriano. Gioacchino nel 1900 è stato eletto sindaco di Ascoli Satriano, ruolo che ha ricoperto fino al 1902. Gioacchino ha sposato Carolina Caprile, hanno avuto sei figli: Anna, Carlo, Clelia, Domenico, Giovanni Battista e Armando.

Michele Francesco Saverio Visciòla, quartogenito di Gioacchino, nel 1857, insieme ad altri due personaggi ascolani, Carlo Capozzi e Michele Roselli, hanno dato vita alla Banda Musicale di Ascoli Satriano. Maestro è stato nominato Ludovico Cesi da Benevento, rimasto in carica fino al 1882. Tra il 1864 e il 1874 Michele è stato eletto Consigliere Comunale insieme ad Errico e Salvatore d’Autilia, Antonio Papa e Carlo Capozzi sindaco. Nel 1874-1875 ha ricoperto il ruolo di Vice Pretore Reggente nella sede di Ascoli; si è sposato il 10 giugno 1855 con Rosa Maria Filomena Tedeschi conosciuta come Rosina, figlia di Vincenzo Tedeschi e Maria Coccia. Hanno avuto cinque figli: Vincenzo Gioachino Ferdinando (1857), Angiola Maria Antonia Amalia, Gioacchino Antonio Ferdinando, Emilia Filomena Elvira Silvia e Marietta. Vincenzo, il primogenito si è sposato con Elena Cannone, figlia di Giuseppe Cannone, nota famiglia di Cerignola. Hanno avuto tre figli: Michele, Giuseppe ed Enrico.

  
da sinistra: Vincenzo Visciòla, Vincenzo con Elena Cannone

Nel 1887 Vincenzo ed Elena hanno conosciuto a Cerignola Pietro Mascagni, compositore e direttore d’orchestra, che nel giro di poco tempo è diventato famoso. Il 6 aprile 1891 a causa di un aborto con emorragia Elena morì, aveva ventisette anni. Superato il lutto Vincenzo iscrisse i propri figli in collegio presso il Regio Convitto Nazionale Vittorio Emanuele di Lucera. La secondogenita di Michele era Angiola, a soli sedici anni veniva data in sposa al primogenito di una facoltosa famiglia di Troia, Domenico Iamele. Hanno avuto tre figli: Guido, Adele e Bianca. Vincenzo, dopo la morte dell’amata Elena si è trasferito a Cerignola dove ha conosciuto Filomena Mancini, figlia del fattore delle sue terre. Con lei ha avuto otto figli. Vincenzo, si è trasferito a Roma per curare un male incurabile che lo portò a morte il 1 gennaio 1920. Prima di morire ha sposato Filomena.

   
da sinistra: Angiola con Domenico Iamele,  Angiola tra i figli Guido, Adele e Bianca

Il ceppo di Nicola Maria Visciola
Fratellastro di Michelangelo, ha sposato Maria Giuseppa Farelli ed hanno avuto un figlio Marcantonio, noto alle cronache per quelle vicende che hanno riguardato la Carboneria. Ad Ascoli, alla Carboneria hanno aderito molte famiglie, i Papa con Luigi e Potito, i Visciòla con Marcantonio, il sacerdote Giovanni Sabbato Bari, Luigi Furina, il farmacista Nicola Mazzei, Domenico Santacroce, i canonici Pasquale Porcari e Raffaele Santoro, i preti Giuseppe Giovine e Biagio Lanzetta, l’abate Luigi Minichini. Marcantonio, il 16 giugno 1814 si è unito in matrimonio con Maria Luigia Brunetti di Potito Antonio ed Anna Giuliani, hanno avuto cinque figli: Nicola Giuseppe Marco, Giuseppa, Potito Mariano Antonio, Mariano Antonio Potito e Rosa Chiarina Giuseppe Fortunata. Tra i figli di Marcantonio, l’unico di cui si hanno notizie è il primogenito Nicola che nel 1837 è stato sostituto Cancelliere e tra il 1885-1894 Notaio in Ascoli Satriano. Il 14 dicembre 1840 si è sposato con Grazia Maria Napoli, figlia di Rocco e Anna Maria Abruzzese, hanno avuto dodici figli.

Conclusioni
Fino a tutto l’800 la famiglia è riuscita ad introdursi nell’èlite borghese della città attraverso diverse strategie, tra i vari esponenti c’è stato chi ha seguito il percorso ecclesiastico, chi quello universitario frequentando la città di Napoli e svolgendo professioni come dottore in legge o notaio, chi il percorso militare, chi il percorso amministrativo, chi il percorso agricolturale. In particolare in quest’ultimo caso, le proprietà gravate di debiti e le proprietà dell’asse ecclesiastico sono state messe in vendita e ne hanno usufruito benestanti o mercanti locali investendo nel credito e accumulando ingenti proprietà; i Visciòla sono diventati proprietari terrieri, imponendosi così nel governo della città. Il patrimonio agricolo si è concentrato soprattutto in agro di Ascoli, ma anche in altri feudi limitrofi. Ad Ascoli hanno posseduto quattro masserie: Giarnera Grande, Giarnera Piccola, Tufarelle e la Masseria Iascone per svariati ettari, fornaci e proprietà immobiliari in Ascoli, Cerignola e Napoli. I discendenti della famiglia nel ‘900 hanno perso quel carattere di imprenditorialità che è stato dei propri avi, affidandosi ad amministratori poco scrupolosi che non sempre hanno agito onestamente. Arrivato il momento del fallimento, per sopperire alla vergogna, la famiglia ha lasciato per sempre Ascoli Satriano, facendo perdere di sé le tracce in una sorta di diaspora, con la conseguenza che i differenti ceppi si sono divisi tra loro.



Fonte: dal libro “I Visciòla di Ascoli Satriano” di Elvira Visciòla


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