Home > vivere Ascoli > Servizi speciali > Donato de Laurentiis un Vescovo incompreso


“… Donato de Laurentiis, ascolano, Vescovo di Minori e poi di Ariano Irpino, è stata una delle più fulgide figure di pastore attento e premuroso. Fu inflessibile con il clero che commetteva abusi e combatté l’ignoranza, promosse il catechismo alle donne, ai bambini e agli uomini. Fu avversato da coloro che detenevano il potere. La sua preoccupazione è stata sempre quella di servire Cristo e la Chiesa …”

Donato de Laurentiis, è nato ad Ascoli Satriano da famiglia gentilizia intorno al 1510. Non è possibile avere notizie più precise sulla famiglia e sugli anni giovanili trascorsi ad Ascoli Satriano da Donato de Laurentiis, perché nel 1656, un incendio distrusse i documenti dell’Archivio ecclesiastico. Mosse i suoi passi alla volta di Napoli, dove seguì i corsi di diritto in quella università nella sede di San Domenico Maggiore, costituiva un bastione di quel tradizionalismo giuridico di cui era paladino lo stile spagnolesco. Donato de Laurentiis conseguì la laurea di dottore in utroque iure. Ad Ascoli, pienamente inserito nella vita ecclesiastica in veste di canonico cantore del Capitolo della cattedrale. Gli anni di governo del vescovo di Ascoli Giovanni Francesco Gaeta sono quelli in cui Donato de Laurentiis si formò prima in paese e vi esercitò poi la sua funzione di dignitario capitolare.

Vescovo di Minori dal 1557 al 1563 e di Ariano Irpino dal 1563 al 1584, partecipò attivamente al Concilio di Trento e fu uno dei pochi vescovi riformatori del Mezzogiorno nel periodo post-tridentino con tutte le conseguenti tormentose vicissitudini all’interno di un ambiente socialmente ed ecclesiasticamente poco disposto ad essere rinnovato.

   

da sinistra: la Cattedrale di Minori, la Cattedrale di Ariano Irpino e il Trono episcopale di Donato de Laurentiis

Dopo il Concilio inaugurò una stagione riformatrice di notevole spessore, anticipando di molti secoli i principi innervanti del Concilio, come la formazione dei seminaristi; la dote delle donzelle povere della città e diocesi; volle commissionare la cattedra abbaziale appena terminato il concilio 1563, ad artisti catalani, essa fu eseguita magistralmente a tutto tondo con la tipica pietra dolce rosetana; promulgò disposizioni episcopali per la difesa della cristianità, fu inflessibile con la comunità ebraica locale; rese la città tra le più belle per autorevoli committenze: il nuovo presbiterio, la committenza del coro con l’altare maggiore, volle dotare la cattedrale con un imponente organo a canne. Si accollò la costruzione in Ariano Irpino del seminario vescovile finanziando la costruzione stessa con i beni della mensa vescovile e propri. Fu premuroso ed inflessibile con il clero che commetteva abusi e combatté l’ignoranza, promosse il catechismo alle donne, ai bambini e agli uomini. Fu attento al decoro delle chiese, oratori e beni ecclesiastici. Non fu compreso dal clero locale, specie quelli del capitolo cattedrale e dalle autorità municipali, in quanto volle destinare la maggior parte di proventi al recupero di chiese ed oratori, la cura del seminario cui destinare i fondi della Mensa episcopale, e rendite personali. Si difese strenuamente, anche se fu avversato da coloro che detenevano il potere.

Per contrasti fra lui, i canonici e i fedeli, fu deferito al tribunale dell’Uditore della Camera di Roma, fu sospeso e costretto a ritirarsi ad Ascoli nel 1572. Visse intensamente tendendo corrispondenze con la Congregazione dei Vescovi e del Concilio. Nel 1578 scrisse al papa una supplica affinché  venisse revocata la sospensione, che restò senza esito. Ottenne la vittoria alla fine della vertenza canonica, per la giustizia e la verità, restando sempre l’ordinario vescovile. Morì nel 1584 ad Ascoli Satriano.

Il Duomo di Ascoli Satriano ha accolto i suoi resti mortali, fu sepolto insieme ai fratelli Antonio, milite e, Marco esperto di diritto, il sepolcro si trova nella cappella di San Giuseppe. Sul grande arco di ingresso in pietra grigia, simile a quella della cattedra arianese, sono incise iscrizioni in loro onore. Sulla lastra di marmo del loro sarcofago furono scolpiti questi distici:

FRATRIBUS EX TRIBUS PRAEVENTUS MORTE QUIEVIT
PARTHENOPE, JUNIOR COELICA REGNA TENENS.
VIVENTES PRAESUL PRIMUS, MILESQUE SECUNDUS
FUNERIS ANTE DIEM PRAEPARAVERE LOCUM.
JAM VIVUNT, QUAMVIS VIDEANTUR IMAGINE LAPSI.
DISCITE MORTALES VIVERE POST TUMULUM.
SED NEQUIVIT TANDEM PRAESUL HIC EVADERE FLUCTUS
MUNDI HUJUS A DOMINO DISCIPULIS MONITUS
NAMQUE UT ATHANASIUS VEXATUS AB ARIANIS
ULTOR IN HOS FALSOS, VICTOR AB URBE VENIT
ET NE FALSARII SINE POENA TUNC REMANERENT
ROSIT OPES ROMA, FALSARIOSQUE DEUS.

 

da sinistra: la cappella di San Giuseppe e la pietra tombale dei "de Laurentiis" nel Duomo di Ascoli Satriano

Il Comune di Ascoli ha dedicato una strada cittadina intitolata alla famiglia de Laurentiis a cui apparteneva il Vescovo di Ariano Irpino Mons. Donato de Laurentiis. Ubicata sulla collina Castello, in pieno centro storico, collega via Menenio Agrippa a vico Storto.



Fonte:
 -  Un Vescovo tra i roditori, Donato de Laurentiis (1510-1584) di Francesco Capriglione
 -  wikipedia.org/wiki/Cattedrale_di_Santa_Maria_Assunta_(Ariano_Irpino)
 -  wikipedia.org/wiki/Basilica_di_Santa_Trofimena


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