Home > Arte e Cultura > Siti storici > Arco dell'Ospedale o di Sant'Antonio abate

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il nome di arco o porta di Sant'Antonio abate è legato certamente alla presenza della chiesa o cappella dedicata al santo, annessa all'ospedale immediatamente contiguo alla porta della città.

Le origini e la storia dell'arco dell'ospedale o di Sant'Antonio abate rimandano all'evoluzione urbanistica della città di Ascoli Satriano e all'esistenza di una cinta muraria dall'età medievale fino alla metà del XVIII secolo. Non si hanno notizie circa l'epoca della loro costruzione. E' certo che prima dell'VIII secolo la città di Ascoli occupasse solo la collina Castello ( all'epoca chiamata Serra ), e fosse circondata da mura. L'arco era la porta principale esterna posta in direzione nord. Alla porta giungeva l'antica strada romana Aeclanensis che da Herdonia collegava la via Traiana alla via Appia a Mirabella Eclano. La posizione strategica forse contribuì a determinare dall'VIII secolo la crescita demografica della città. Effetto conseguente di tale espansione fu l'urbanizzazione della collina fuori le mura posta a nord dell'abitato, da allora chiamata Frontino, sulla cui sommità venne edificata la vecchia cattedrale di Ascoli intitolata alla Madonna del Principio. Anche il nuovo quartiere fu dotato di mura difensive, come risulta dai documenti medievali. A seguito dell'espansione urbana la porta esterna posta a nord ( l'odierna arco dell'ospedale ) divenne un accesso ubicato tra le due aree principali della città ( Serra e Frontino ).

Dopo il terremoto del 1347 e alla contemporanea diffusione della peste, la città di Ascoli subì una notevole del patrimonio edilizio e una drastica riduzione della popolazione. A partire da tale periodo essa cominciò a concentrarsi solo nel più antico quartiere Serra abbandonando il quartiere Frontino. L'abbandono definitivo si concluse presumibilmente nell'arco di circa ottanta anni , dato che 1426 il vescovo di Ascoli Giacomo, che aveva la cattedra sul Frontino, chiese al Papa che l'episcopio e la cattedrale fossero trasferiti all'interno della città vecchia, ossia presso le sedi attuali. Solo circa dopo due secoli si iniziò l'espansione edilizia fuori dalla porta e solo all'inizio del secolo XX la città ha iniziato a estendersi sulla collina del Frontino, ormai denominata Torre vecchia. Successivamente il sito fu chiamato Pompei, a seguito della costruzione della chiesa della Madonna del santissimo rosario di Pompei e dell'attiguo grande convento delle suore domenicane del santissimo sacramento.

Per avere ulteriori informazioni sulla porta bisogna giungere al 1673 quando monsignor Felice Via, vescovo di Ascoli, nella santa visita locale, descrive la chiesa ( cappella ) di Sant'Antonio abate, che pone accanto alla porta della città. Nel XVIII secolo le mura di difesa della città vennero abbattute e forse in concomitanza di ciò, nel 1756, l'università di Ascoli procedette al rifacimento dell'arco di ingresso alla città. La data "AD/1756" è riportata sulle due imposte dell'arco, sotto due grandi mascheroni.

Con la demolizione delle mura urbane, a partire dalla metà del secolo XVIII, non aveva più senso chiamare "porta" il manufatto di ingresso alla città e pertanto si cominciò a chiamarlo "arco di Sant'Antonio o dell'ospedale". Attualmente la porta è denominata "Arco dell'ospedale".

La porta è larga 3,70 metri all'ingresso, 4,50 metri a fine strombatura. La profondità è di 4,10 metri, l'altezza alla chiave dell'arco è di 6,50 metri. Le caratteristiche architettoniche della porta sono quelle di un arco circolare a tutto sesto arredato con motivi barocchi riconducibili alla metà del XVIII secolo. I piedritti, le imposte  e l'arco di chiusura sono costruiti da conci di pietra calcarea grigia. Con pietra calcarea rosacea è scolpito lo stemma dell'Università di Ascoli. Sulla sommità è posta la statua del santo patrono di Ascoli: San Potito. La statua a grandezza naturale guarda verso l'esterno della città.

In passato i Vescovi di Ascoli Satriano, nel fare il loro ingresso nella città episcopale su di un cavallo bianco, sotto l'arco tagliavano il nastro e quindi passavano attraverso la porta per raggiungere la cattedrale. L’ultimo Vescovo che eseguì questo suggestivo rituale fu Mons. Mario Di Lieto, nel gennaio 1957.


  

Fonte:
Giuseppe d'Arcangelo "Dall'hospitium peregrinorum all'ospedale civile di Ascoli Satriano (XI-XX secolo)" a cura di Potito d'Arcangelo


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