Home > vivere Ascoli > Servizi speciali > Vincenzo Aulisio, da Ascoli a Mauthausen

Esempio di patriottismo e libertà per la difesa della dignità umana che in epoca di Regime non condivise le scelte politiche del Paese e pagò con la vita il proprio desiderio di diversità ideologica, il suo motto era "frangar, non flectar" (mi spezzo, non mi piego)

Vincenzo Maria Romano Aulisio, nasce ad Ascoli Satriano il 21 marzo 1904, da Davide Aulisio e Maria Donata Ferragonio. Frequenta, dapprima, l’asilo di San Giovanni, quindi, le scuole elementari pubbliche e, col fratellino Nadir, il ricreatorio festivo del Seminario Vescovile ascolano. Poi, il 21 ottobre 1911, entra nel Seminario Vescovile di Ascoli Satriano, avendo come maestro di dottrina e di vita soprattutto mons. Potito Fiorenza. E’ serio, esemplare, sagace, molto intelligente ed irrequieto. Giunto a tredici anni, contro il desiderio dei suoi genitori, che lo vorrebbero prete, decide di uscire dal seminario. Termina gli studi ginnasiali a Caserta, avendo come professore di matematica Ettore Croce. Dopo aver assorbito in seminario i valori cristiani dell’amore universale e della solidarietà, dall’insegnamento e dall’esempio di Ettore Croce acquisisce gli ideali socialisti, l’etica del comunismo umanitario e la sua prima formazione politica. Con lui collabora sia nella campagna elettorale del 1921, sia dopo la sua elezione a deputato del neonato Partito Comunista d’Italia, per cui si trasferisce col suo professore a Roma, dove riprende i suoi studi, mentre svolge la sua attività politica e filantropica anche a favore di quegli ascolani afflitti da malattie e privi di mezzi necessari per curarsi: per costoro riesce ad ottenere congrui sussidi. L’attività politica svolta per le elezioni del maggio 1921 lo hanno temprato, a sedici anni tiene il suo primo comizio nella piazza di Ascoli Satriano e poi a Napoli e in Romagna, dove lo scontro sociale particolarmente violento richiede un forte idealismo e una notevole tenuta psicologica, doti che il giovane Aulisio dimostra già di possedere e di saper mettere alla prova. A Roma è compagno di studi di Carlo Wenzel, figlio del questore di Roma. Divenutone amico e frequentando la casa, s’innamora della sorella, Bianca Maria. Il loro matrimonio viene rinviato, perché è chiamato a prestare servizio militare a Bari. Si sposano il 7 aprile del 1926 a Urbino, dove si accasano. Ma poco dopo è costretto ad emigrare per attività antifascista in Francia con la moglie.

Dopo la promulgazione delle leggi eccezionali, ha inizio l’emigrazione politica di numerosi esponenti dell’antifascismo, inizia così la lunga odissea di Vincenzo Aulisio. Espulso dalla Francia, si sposta con la moglie in Belgio, dove trascorre un periodo molto difficile sia a causa delle persecuzioni contro i comunisti sia perché egli non condivide la svolta stalinista del partito. Aiuta i suoi compagni in tutti i modi, distribuendo il poco denaro e perfino i suoi vestiti. Divenuto oggetto di continue rappresaglie, il console italiano cerca di convincerlo ad andare con lui in Marocco, ma Vincenzo non accetta. Il 23 dicembre 1928, viene condannato dal Tribunale correzionale di Bruxelles ed espulso dal Belgio, per avere aggredito alcuni fascisti italiani, ripara in Lussemburgo, dove esercita il mestiere di elettricista. Agli inizi degli anni trenta, rientra scortato in Italia, ad Ascoli Satriano, dove abita con la moglie ed il figlio, in Corso Umberto I° 43. E’ intensamente vigilato dall’OVRA (la Polizia segreta del partito Fascista) come soggetto politico “pericoloso”, è scansato da tutti, tutti lo considerano un “nemico”. Il 6 maggio 1933 si trasferisce con la famiglia ad Urbino. Sul finire del 1935, si trasferisce a Bari dove frequenta gli antifascisti Tommaso Fiore e, soprattutto Michele Cifarelli. Da Tommaso Fiore assimila le tematiche pascoliane, il socialismo libertario rosselliano, l’umanitarismo salveminiano e il confronto critico con le posizioni marxiste e storiciste di Antonio Labriola e Benedetto Croce.

Dopo l’ 8 settembre 1943, decide di passare alla lotta armata contro il nazifascismo. Il 20 settembre 1943, il Partito Comunista d’Italia costituisce il comando generale delle brigate Garibaldi e mobilita le proprie forze nell’immediata attivazione dei Gruppi di Azione Patriottica. Il 28 settembre 1943, Aulisio entra nella 140° Brigata Garibaldi, divenendone comandante di distaccamento senza alcun grado e col nome di battaglia “Enzo”. Tra la fine di ottobre e l’inizio del novembre 1943, egli è alla testa di un gruppo di partigiani, tra il Monte San Pellegrino, la Val Taleggio e la Val Brembana, nei pressi di San Giovanni Bianco (BG).

Nel gennaio 1944, tradito da un suo amico, viene arrestato e incarcerato a San Vittore (MI) e rinchiuso in isolamento, per essere poi ricoverato in infermeria, perché ammalato. Il 27 aprile 1944 viene trasferito al campo di concentramento di Fossoli, presso Carpi in Romagna. Da Fossoli, il 21 giugno 1944, viene deportato, col trasporto n.53 e col numero di matricola 76216, nel campo di concentramento di Mauthausen, destinato ai lavori forzati. Agli inizi del 1945, per le sue condizioni di salute pessime, viene ricoverato nell’infermeria di Mauthausen, da cui, non esce più vivo.

Vincenzo Aulisio risulta ufficialmente morto il 21 marzo 1945, come viene comunicato, per sentito dire, ai suoi parenti dal Ministero dell’Assistenza Postbellica, ma la coincidenza della data di nascita con quella di morte suscita qualche perplessità, anche perché le SS hanno, in parte distrutto l’archivio del campo di Mauthausen e bruciato i registri degli appelli, dai quali sarebbe stato possibile ricavare il numero dei morti. Aulisio potrebbe essere morto anche tra il 20 e il 28 aprile 1945 quando vengo eliminati nella camera a gas del campo principale moltissimi italiani infermi prelevati dall’ospedale del campo. Anche le modalità della morte di Aulisio non sono chiare. La Federazione Milanese del Partito Comunista Italiano trasmette alla famiglia, in data 5 ottobre 1945, la relazione di un reduce di Mauthausen, il quale dichiara che Aulisio è morto in infermeria. Altri, come Giuseppe Giupponi, sostengono che sia stato ucciso a badilate.

La discordanza delle versioni e la profonda generosità di Aulisio possono far sorgere il sospetto che qualche suo compagno di detenzione non fosse esente da sensi di colpa, dal momento che, nel marzo 1945, le distruzioni causate dai bombardamenti americani rendono tanto dura la vita dei deportati che, “sotto l’assillo della fame, ognuno tenta di strappare il pane al compagno, giovandosi della calunnia e della diffamazione”, oppure “per un pezzo di osso o di carbone, zuffe accanite sorgono frequenti, nelle quali il più debole e il  più affamato deve cedere alla fame del più forte”.

Comunque, al di là di qualsiasi più o meno probabile illazione, resta il fatto che il filo conduttore dell’intera vita di Aulisio è stato quello di un resistente estremo, che, quand’anche fosse stato abbandonato da tutti, avrebbe continuato a lottare da solo per i suoi ideali fino alla morte, perché questo è il suo stile di personalità, come si evince proprio dalle sue Memorie.


Fonte:
 "Da Ascoli a Mauthausen - L'isola infinita di Vincenzo Aulisio", a cura del prof. Francesco Capriglione
Edizioni del Rosone "Franco Marasca"


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