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L’origine è di epoca normanna, castello dei feudatari di Ascoli Satriano, ha le sue strutture più antiche risalenti al secolo XII°. Castello torrito fino all’inizio del XVIII° secolo, fu definitivamente trasformato in Palazzo Ducale dagli ultimi feudatari, i Duchi Marulli. Ha un sontuoso portale di ingresso sormontato da una loggia con una serie di finestre ad arco, che rendono molto elegante l’intera facciata, le prigioni restano l’unico ambiente originale intatto. Molto suggestivo è il quadrangolare cortile pavimentato con acciottolato a raggiere con il bel portale interno dal quale si sale alla loggia interna con due imponenti arcate attraverso l’elegante scalinata. All’interno ha vaste camere, porte originali del settecento e due stupende scale a chiocciola una delle quali porta alla torretta. Il Palazzo Ducale è chiuso al pubblico e non è visitabile all'interno. Il 28 gennaio 2017, firma del protocollo tra la Città di Ascoli Satriano e la Fondazione Santa Maria del Soccorso per la consegna delle chiavi del Palazzo Ducale. Comodato d’uso gratuito al Comune per favorire la massima valorizzazione funzionale del bene a vantaggio diretto o indiretto della collettività.



facciata del 1970 facciata dei primi del 1900

Trojano Marulli Stemma della famiglia Marulli

Trojano Marulli, Duca di Ascoli Satriano, nacque ad Ascoli Satriano il 2 dicembre 1759 da Sebastiano, duca di Ascoli, e da Maria Giuseppa Carafa dei duchi di Calvello. Il padre discendeva da un’antica famiglia di origine pugliese, insignita nel 1679 del titolo ducale di Ascoli, poi stabilitasi a Napoli. Aiutante del Re di Napoli Ferdinando I° di Borbone, fu Vicario generale del Re, per le province di : Lucera, Trani, Lecce, Matera. Direttore Generale di Polizia dal 1803 al 1806, Segretario del Re e Consigliere di Stato dal 1808 al 1812.  Dopo l’esilio sardo, nel 1815 tornò a Napoli, dove fu nominato cavallerizzo maggiore, tenente generale, governatore di Napoli e delle Province (1815),  capo della Suprema Commissione del tavoliere di restaurazione della gestione della dogana della mena delle Pecore. Fu quindi insignito della Gran Croce dell’Ordine di S. Leopoldo (1819) e dell’Ordine di S. Giorgio della Riunione e nominato cavaliere dell’Ordine della Concezione di Spagna, incarichi e onorificenze che conservò durante i moti del 1820 e del 1821.
Morì a Napoli il 19 maggio 1823.


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