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il Busto e la reliquia del braccio

il Busto è una scultura argentea del sec. XVII° scolpita a Napoli, donata nel 1656 dai fratelli Potito e Tommaso Cologno, del costo di oltre settecento ducati. Nel 1873, il vescovo di Ascoli Satriano e Cerignola, Mons. Antonio Sena, desiderando arricchire Ascoli Satriano di una più insigne reliquia del Santo Protettore, ne fece domanda al vescovo di Tricarico, Mons. Simone Spilotros, il quale il 23 dicembre 1873 concesse la reliquia dell'osso dell'avambraccio di San Potito, che venne racchiuso in un artistico braccio d'argento. Sul finire del secolo XIX°, i fratelli canonici Potito e Carlo Dente aggiunsero, a loro spese, a questa scultura , la base d'argento del valore di circa seicento lire.

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Traslazione del corpo di San Potito

Nella “Passio Sancti Potiti” viene riportata la notizia della prima traslazione delle reliquie di S. Potito da Ascoli Satriano a Benevento, sotto il ducato di Sicario tra l’ 818 e l’ 839, che furono deposte della chiesa beneventana dedicata alla Madre di Dio. Il 15 maggio 1119, Landolfo, Arcivescovo di Benevento, esumò dallo squallore in cui giacevano diversi corpi di Santi martiri, tra cui anche quello di S. Potito. Le reliquie, dopo un’esposizione alla venerazione del popolo per otto giorni, il 22 maggio 1119 furono deposte in una nuova dignitosa sepoltura. Secondo F. Mostardi, nel 1156 Guglielmo I (1156-1166) donò all’Abbazia di Montevergine una trentina di ossa di S. Potito, insieme a quelle di altri Santi, per sottrarle ai pericoli provenienti dalle continue guerre, che rendevano malsicura la città di Benevento. Le altre reliquie del Santo, molto probabilmente, furono date in custodia all’ordine dei Cavalieri di Malta, che dal 1216 al 1297, è accertato, numerose terre dell’agro di Ascoli, già dei Benedettini di Venosa, passarono ai cavalieri di Malta. A Tricarico (MT), il 14 gennaio 1506, mentre era Vescovo di Tricarico Mons. Agostino de Guarino, furono rinvenute queste reliquie di S. Potito nella Chiesa della Santissima Trinità, tenuta dall’Ordine dei Cavalieri di Malta e da questa Chiesa furono trasferite nella Cattedrale, dove attualmente sono custodite dietro l’altare maggiore. Ad Ascoli era rimasto ben poco del corpo di S. Potito, forse solo un dito, che fu racchiuso nel busto argenteo del Santo. Allora il Vescovo di Ascoli Satriano e Cerignola Mons. Antonio Sena, desiderando arricchire Ascoli di una insigne reliquia del Santo Protettore, ne fece domanda al Vescovo di Tricarico Mons. Simone Spilotros, il quale il 23 dicembre 1873 concesse la reliquia di un avambraccio. Il popolo accorse numeroso per onorare la reliquia del Protettore e a proprie spese fece fondere in Napoli un reliquiario d’argento in forma di braccio, ove fu riposto l’osso dell’ avambraccio di S. Potito.

Fonte: http://www.anspiascolisatriano.it/


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