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Area
abitazioni: nel corso del
IV° sec. a.C. in un’area, precedentemente destinata alle sepolture,
viene edificata una casa pertinente ad un nucleo familiare di elevato
livello sociale. La casa è costituita da due settori distinti: il primo,
scandito da tre ambienti, corrisponde alla parte residenziale vera e
propria dell’edificio, la quale doveva presentare anche un secondo
piano. Il secondo settore della casa era incentrato su una vasta area a
cielo aperto, caratterizzata da una pavimentazione a ciottoli, sulla
quale si affacciavano una serie di ambienti quadrangolari. Il
rinvenimento di uno scarico di materiali nell’area delimitata dalla
pavimentazione a ciottoli, tra cui spiccavano forme destinate al
banchetto e alla celebrazione di riti, porterebbe ad identificare in
questo settore della casa lo spazio destinato allo svolgimento di
pratiche cerimoniali e conviviali, dove il proprietario e gli ospiti si
riunivano per il banchetto.

La
casa Dauna:
nella pianta riecheggia soluzioni dell’edilizia domestica greca, è
caratterizzata da un cortile centrale, attorno al quale si aprono
ambienti di diversa funzione. Dal vano d’ingresso era possibile accedere
da un lato del magazzino, dove erano conservati i grandi contenitori in
terracotta per derrate, dall’altro al cortile sul quale si apriva un
portico con pilastri lignei. Lo spazio scoperto della casa che
costituiva, secondo la norma, lo spazio di raccordo tra i vani
residenziali della casa, era destinato ad attività domestiche.
L’impianto della casa risale alla metà del IV° sec. a.C. Il suo
abbandono è inquadrabile cronologicamente tra la fine del IV° e l’inizio
del III° sec. a.C., quando in conseguenza dell’intervento romano in
Daunia, si assiste anche ad Ausculum ad una ridefinizione globale
dell’insediamento, che sembra concentrarsi nell’area dell’attuale centro
storico di Ascoli Satriano. La tecnica costruttiva della casa prevedeva
la realizzazione di murature costituite da uno zoccolo di pietra e
ciottoli sul quale si impostava un alzato in mattoni crudi o argilla
compressa. Le coperture in tegole su carpenteria lignea, presentavano lo
spiovente rivolto verso il cortile dove una canalizzazione in coppi
consentiva lo smaltimento dell’acqua piovana all’esterno.

Il
Santuario: un grande complesso sacro occupa il settore sud-orientale
della collina del Serpente. L’area, già interessata dalla presenza di
rilevanti tombe del VI°-V° sec. a.C., collegabili ad abitazioni di cui
non restano tracce, viene adibita a spazio sacro forse già entro la fine
del V° sec. a.C. L’edificio principale dell’area sacra, a pianta
rettangolare (m.6,40 x 16,10), aperto ad est, è costituito da un ampio
ambiente preceduto da un vestibolo, di cui restano solo le fondazioni in
pietre e frammenti di tegole che dovevano reggere un elevato in terra
cruda. Alla metà del IV° sec. a.C., si data quanto rinvenuto del tetto a
doppio spiovente, crollato all’interno dell’edificio, il quale era
costituito da tegole e coppi, ed era decorato da antefisse di forma
pentagonale a palmetta. All’esterno viene realizzata in questa fase una
straordinaria pavimentazione in ciottoli, dall’elegante decorazione
geometrica, che viene a sigillare una sistemazione precedente
caratterizzata da una serie di piccole strutture provvisorie, allestite
per lo svolgimento di cerimonie. Anche la vasta pavimentazione in
ciottoli rimanda alla celebrazione di cerimonie che dovevano scandire la
frequentazione dell’area. A sud e ad ovest dell’edificio sono state
rinvenute due piccole strutture rettangolari, che dovevano essere
collegate da un ulteriore percorso in ciottoli, caratterizzate da un
alzato in materiale deperibile e un tetto in tegole a doppio spiovente
decorato da antefisse con testa di gorgone. All’interno, sigillati dal
crollo del tetto, c’erano numerosi manufatti ceramici e ossa di animali,
che attestano lo svolgimento di rituali sacrificali.

La
via Processionale:
l’area culturale che occupa il settore sud-orientale
della collina del Serpente ha restituito, tra l’altro, un percorso
dall’andamento non rettilineo, realizzato in ciottoli fluviali, lungo la
quale si affacciano piccoli edifici quadrangolari. L’oikos
settentrionale era pavimentato con lastre calcaree e ciottoli, quello
meridionale presentava il piano di calpestio in terra battuta mista a
ciottoli. L’elevato doveva essere realizzato da pali che reggevano un
tetto in tegole a doppio spiovente decorato da antefisse. Al di sotto
del crollo delle coperture sono stati rinvenuti numerosi materiali
ceramici destinati al banchetto: coppe, piatti, brocche a vernice nera,
grandi contenitori di produzione locale. L’indagine effettuata al
disotto del percorso in ciottoli ha permesso di recuperare alcune
monumentali sepolture a fossa rettangolare, scavate a notevole
profondità e provviste di coperture realizzate con grandi lastre. Le
tombe, realizzate nel IV° sec. a.C., sono state riutilizzate per nuove
deposizioni nella seconda metà del IV° sec. a.C., epoca in cui è stato
realizzato anche il percorso a ciottoli. Ricchissimi sono i corredi
rinvenuti, tra i quali spicca ceramica apula a figure rosse, ceramica
geometrica daunia, a vernice nera. Grazie alla scoperta delle ricche
tombe aristocratiche è possibile ipotizzare che il percorso costituisse
una via processionale funzionale alle cerimonie funebri, che dovevano
trovare spazio anche all’interno degli oikoi. Questi ultimi,
forse connessi alla conservazione di manufatti a destinazione rituale,
destinati a banchetti che dovevano accompagnare le periodiche
celebrazioni dei defunti, potrebbero essere stati usati anche per la
prothesis, l’esposizione del cadavere per l’ultimo saluto della
comunità, prima della sepoltura. |