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La Soprintendenza Speciale per i Beni
Archeologici di Roma espone uno straordinario complesso di marmi
dipinti: un unicum nel panorama dell’archeologia della Magna Grecia di
età tardo-classica. L’eccezionalità di questa serie di manufatti ha più
ragioni: l’alta qualità del marmo, quello cristallino e trasparente
scavato nell’isola di Paro che i Greci riservavano ai capolavori della
scultura; la presenza della decorazione pittorica, così rara nei marmi
giunti sino a noi e, soprattutto, la storia del ritrovamento di questi
pezzi, per la prima volta riuniti. In occasione della mostra Electa
pubblica una monografia, a cura di Angelo Bottini ed Elisabetta Setari,
che, grazie al contributo di diversi specialisti, ricostruisce il
contesto di provenienza e il significato dei marmi dipinti. Museo
Nazionale Romano in Palazzo Massimo Largo di Villa Peretti 1 - Roma
Catalogo Electa - Milano
Ufficio stampa per la Soprintendenza speciale per i beni
archeologici di Roma: Gabriella Gatto
Ufficio stampa Electa: Enrica Steffenini
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"Marmi Policromi" esposti: |
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Napoli - "Archeologia che ritorna" |
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Palazzo Reale, dal 8 Maggio al 30 Settembre 2009 |
L’obiettivo
della mostra è quello di rendere visibile l’attività di tutela e di
recupero svolta in questi quaranta anni di attività dal Comando
Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale.
Le opere esposte, frutto di un’accurata selezione, hanno diversa
provenienza e coprono un periodo che va dall’VIII sec. a.C. al V sec.
d.C. Numerosi sono i reperti recuperati provenenti dall’Italia
meridionale e dall’ Etruria. Il recente recupero del 2008 di un affresco
con Figura femminile (I sec. d.C.), trafugato a Pompei dalla casa di
Fabio Rufo intorno al 1975, dimostra quanto l’attività dei Carabinieri
sia tenace nell’opera investigativa fino a quando i beni trafugati non
facciano ritorno nelle sedi di originaria provenienza per la loro
ricontestualizzazione e fruizione da parte di tutti come patrimonio
dell’umanità. Infatti una missione del Comando è quella che tende al
completo “recupero” di un’opera d’arte, nella convinzione, comune a
tutti i suoi componenti, che solo con il ritorno nel contesto originario
l’opera possa esprimere pienamente il proprio significato scientifico ed
“emozionale”. La mostra presenta diversità nelle tipologie e varietà nei
materiali esposti. In particolare si ricorda il Volto d’avorio del I
sec. a.C. che doveva far parte di una statua di divinità, forse Giunone
o Apollo, ora conservato al Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo
delle Terme a Roma. La raffinata qualità dell’esecuzione e gli elementi
classicheggianti avevano fatto pensare, in un primo momento, a una
statua greca. Scavi più recenti hanno riportato alla luce, presso
Anguillara Sabazia (RM) una grande villa romana, voluta sicuramente da
una committenza di elevato prestigio, dalla quale potrebbe provenire il
volto eburneo. Gli studiosi sono concordi nell’attribuire l’opera a un
artista di periodo tardo ellenistico operante a Roma. Di ambito etrusco
laziale Menade e Sileno databile agli inizi del V sec. a.C., si tratta
di un’antefissa già esposta in museo straniero e proveniente da scavi
clandestini. Realizzata a matrice si caratterizza per le tracce
cromatiche, ancora ben conservate, soprattutto sul chitone della Menade
e quelle dell’incarnato diverse per i due personaggi: bianco per la
Menade, ocra per il Sileno. Proveniente da scavi clandestini da Ascoli
Satriano (FG) è il Trapezophoros in marmo (325 - 300 a.C.), uno
spettacolare gruppo marmoreo che doveva servire da sostegno a un tavolo
facente parte dell’arredo di una tomba a camera ipogea. Il gruppo
rappresenta due grifoni che uccidono una cerva. Il tema e l’uso del
marmo asiatico fanno supporre che esso provenga dall’Asia Minore oppure
dalla Grecia dove entrambi erano maggiormente in uso. All’area di Pompei
è pertinente la doppia ermetta di Faunessa e Satiro trafugata nel 1988 e
ritrovata dai Carabinieri a distanza di pochi mesi. Si tratta di una
delle cinque erme bronzee ritrovate e che doveva essere utilizzata come
elemento decorativo delle ringhiere in bronzo.
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"Marmi Policromi" esposti: |
Il
Museo Archeologico Nazionale di Firenze custodisce opere d'arte
fondamentali per la Storia dell'Arte Classica, come il cratere François,
il Kouros Milani, per quanto riguarda la Grecia, il Sarcofago policromo
di Larthia Seianthi per la cultura etrusca. Anche la Magna Grecia è
ampiamente rappresentata, con il sarcofago delle Amazzoni, opera di
maestranze tarantine, rinvenuto in Etruria, a Tarquinia, realizzato in
marmo alabastrino dipinto. Di recente una serie di vasi di marmo con
labili tracce di colore sono stati attribuiti ad un corredo funerario,
proveniente da Ascoli Satriano in Puglia; ne fanno parte far parte due
importantissime opere, dello stesso materiale, un sontuoso
sostegno da mensa con Grifi ed un podanipter con Nereidi.
Dal Getty Museum sono stati restituiti all'Italia, e qui ammirati nella
mostra 'Nostoi Capolavori ritrovati’ allestita al Quirinale,
accompagnando poi in Grecia la visita del Presidente della Repubblica.
Al loro rientro in Italia il Museo di Firenze ha colto l'occasione
irripetibile di poter accostare i marmi policromi di Ascoli Satriano
al Sarcofago delle Amazzoni, manufatti di altissimo livello, simbolo e
memoria di una delle manifestazioni artistiche più importanti
dell'Antichità ma anche meno conosciute, la pittura. A questi importanti
manufatti sono associati parte del resto del complesso di marmi: un
cratere a calice, con tracce di colore ma anche con quelle di una corona
funeraria in foglie in lamina d'oro, alcune forme da mensa ed una coppia
di piccole mensole a volute. La mostra è organizzata dalla
Soprintendenza per i Beni archeologici della Toscana - Museo
Archeologico Nazionale di Firenze, in collaborazione con la
Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma (che ha in
deposito temporaneo il complesso dei marmi policromi, per restauro e
documentazione) e con la Direzione Generale per i Beni Archeologici del
Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
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"Marmi Policromi" esposti: |
In
occasione della visita di Stato del Presidente della Repubblica
Italiana, il Nuovo Museo dell'Acropoli di Atene ospiterà la
mostra " Nostoi, capolavori ritrovati", con la esposizione di
numerosi pezzi restituiti grazie all'azione infaticabile dei nostri
Carabinieri del Nucleo per la difesa del Patrimonio. La
mostra ateniese servirà a rinsaldare la collaborazione tra Italia e
Grecia in tema di lotta al commercio clandestino di reperti
archeologici, ma deve essere un'ulteriore occasione per ribadire la
gravità del danno al Patrimonio culturale mondiale qual è quella di
sottrarre gli oggetti antichi al loro contesto storico.
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"Marmi Policromi" esposti: |
Dopo
la chiusura a Mantova della mostra 'La Forza del Bello. L'arte greca
conquista l'Italia", rientreranno a Roma tre capolavori, tra cui il
celeberrimo Vaso di Eufronio, restituiti al patrimonio italiano grazie
allo sforzo congiunto tra il Corpo dell'Arma dei Carabinieri, la
Magistratura ed il Ministero dei Beni Culturali a favore della lotta al
traffico illecito di opere d'arte trafugate. La mostra 'Nostoi.
Capolavori ritrovati", allestita a Palazzo Poli fino al 7 settembre, si
arricchirà quindi del Vaso di Eufronio, il cratere a calice che narra la
morte del figlio di Zeus Sarpedonte, firmato da Euxitheos come vasaio e
da Euphronios come ceramografo del 515 ca. a.C. restituito all'Italia
dal Metropolitan Museum di New York. Ma ci sarà anche una Lekanis in
marmo policromo con Nereidi che sorreggono le armi di Achille del
325-300 a.C., e un sostegno di mensa detto Trapezophoros. Il
pubblico avrà la possibilità di vedere i tre capolavori a partire da
martedì 22 luglio. Un'occasione da non perdere anche per tornare a
visitare una mostra che ha avuto, anche nella precedente sede di Palazzo
del Quirinale, uno straordinario successo di pubblico e di critica.
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"Marmi Policromi" esposti: |
La
mostra "La forza del bello. L’arte greca conquista l’Italia", illustra
con una scelta di oltre centoventi opere di straordinario impatto
visivo, provenienti da tutto il mondo, la storia della presenza
dell’arte greca sul territorio italiano, di centrale importanza nella
millenaria vicenda di contatti e scambi che forma la trama delle culture
artistiche del Mediterraneo. Nelle sale affrescate da Giulio Romano e
nelle Fruttiere di Palazzo Te, per la prima volta contemporaneamente,
sono esposti i capolavori dell’arte classica in una sequenza narrativa
che dal VII secolo a.C. conduce lo spettatore alle scoperte
archeologiche dell’Ottocento e alle recenti restituzioni da musei
americani, invitandolo a seguire il processo di riscoperta e conoscenza
storica ancora oggi in corso.
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"Marmi Policromi" esposti: |
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Roma - " Nostoi: Capolavori ritrovati "
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| Palazzo del Quirinale, dal 21 Dicembre 2007 al 23 Marzo 2008 |
in mostra al palazzo del Quirinale nella sala delle Bandiere e nelle sale della
Galleria di Papa Alessandro VII°. Esposti 68 pezzi eccezionali di archeologia restituiti da grandi
musei degli Stati Uniti perché scavati clandestinamente in Italia
ed esportati illegalmente. Un pezzo che, se
possibile, si distingue ancora di più è quello formato dai due
grifi in marmo, ad ali spiegate, che hanno addentato una cerva
accovacciata, uno addirittura ripreso nell'atto di strappare la
tenera carne di marmo. Delle ferite della cerva si conservano i
colori, il rosso, che si è mantenuto anche sulle creste dei due
rapaci, e ancora il blu e il verde ocra. I due grifi (alti 95
centimetri e lunghi 148) rappresentano il sostegno di una mensa
proveniente da una tomba di fine IV secolo avanti Cristo, scavata
nella zona di Ascoli Satriano.
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"Marmi Policromi" esposti: |
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