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Leggende sull’icona della Madonna della Misericordia,
si
narra che: una famiglia del quartiere ascolano del Castello, abitava
nell'oscuro vano sottostante la Chiesa degli Agostiniani in condizioni
di estrema povertà. La buona madre di questa famiglia usava tagliare
pezzi di lardo, da distribuire ai numerosi figli, su una tavola sotto la
quale niente faceva immaginare che si celasse un dipinto sacro. La
donna, eseguendo una mattina questa consueta operazione, intaccò il
legno con il coltello. Abbondanti fiotti di sangue sgorgarono dal tavolo
e la donna, impressionata e stupita fortemente, ripulì la superficie
insanguinata scoprendovi i volti della Vergine e del Bambino. Il seguito
alla prodigiosa scoperta, su quella oscura e misera abitazione venne
ampliata e abbellita la cappella, dove l'immagine sacra venne esposta ed
è tuttora venerata e i discendenti di quella famiglia si trasmisero per
generazioni la custodia del quadro. Nel medesimo tugurio,
dove era stato rinvenuto il dipinto della Madonna della
Misericordia,
abitava una tale Leta del Lago. Molto pia e devota della
Vergine; aveva raggiunto un'età ormai avanzata, senza aver avuto figli.
Le speranze di averne uno si erano affievolite con gli anni e con i
pareri medici, che le toglievano ogni illusione. Ma il desiderio
insopprimibile della maternità era sempre più forte ed accompagnato da
continue preghiere alla Vergine. Questa, quando le speranze e le
illusioni della donna si erano ormai esaurite definitivamente, premiò la
costanza e la fede della sua devota facendola rimanere incinta. Dopo
nove mesi, una mattina di maggio, con meraviglia di tutti, Leta diede
alla luce un figlio. Diffusosi la notizia del miracoloso parto, tutte le
donne del paese si portarono, come in pellegrinaggio, nella casa di
Leta, per ringraziare la Madonna e presero ad attingere dalla sua
cisterna l'acqua ritenuta salutare e miracolosa. In ricordo di quel
prodigio si perpetua in Ascoli l'usanza di suonare a distesa la campana
della Chiesa della Misericordia, quando le donne partoriscono, per
ringraziare la Madonna del lieto evento e per darne l'annunzio alla
popolazione. La tradizione vuole che sia il padre di persona a suonare
la campana o una persona da lui incaricata, se egli è assente da Ascoli.
Leta del Lago, dopo il suo parto miracoloso fu chiamata "LETA
BAMMINE". Il nome della donna sembra non riferirsi ad
alcuna persona veramente esistita, ma definire la felicità di ogni donna
che è "laeta" dei bambini che le nascono ( in dialetto ascolano:
bbammine oppure bbommine ).
La
campana della Misericordia è oggetto di venerazione da parte degli
Ascolani, che amano il suo suono inconfondibile. Si marra che: i suoi
rintocchi siano stati sentiti da nostri emigrati, che lavoravano in una
miniera americana. Stupiti dalla comune sensazione, sarebbero usciti
dalla miniera per rendersi conto di quel che stava succedendo; ma,
appena messo il piede fuori dalla caverna, questa sarebbe crollata.
Convinti i nostri minatori che i rintocchi da loro sentiti altro non
erano che un avvertimento della Vergine di quel che sarebbe accaduto
poco dopo, avrebbero finanziato, secondo la leggenda popolare, la
costruzione del monumentale trono sul quale viene portato in processione
il busto di S. Potito Martire (Protettore di Ascoli Satriano), andato
perduto in seguito ad un incendio nel 1999, dietro il quale una piccola
navicella simboleggerebbe la traversata dell'Atlantico da parte dei
nostri emigrati. |