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Domenico Cocchia nacque a Cesinali (Avellino) il 10 luglio 1843. Sin da tenera età mostrò di avere la vocazione al sacerdozio, anzi allo stato religioso; e appena quindicenne, nel 1858, seguendo l’esempio di suo fratello Antonio, in religione Rocco, con grande ardore entrò a far parte della famiglia del serafico san Francesco d’Assisi, fra i cappuccini della provincia di Salerno, conservando in religione, per particolare favore del Padre Provinciale, lo stesso nome di battesimo, Domenico. Novizio nel convento di Vietri di Potenza, compì gli studi in Bologna e in Palestrina e fu ordinato sacerdote in Parma nel gennaio 1866 da mons. Felice Cantimorri dello stesso ordine. Subito dopo, dal superiore generale, fu destinato alle missioni d’Inghilterra, dove rimase appena un triennio, perché nel 1870 mons. Ignazio Persico, lo volle con sé, come segretario, negli Stati Uniti d’America. Fu poi nuovamente destinato in Inghilterra, prima come missionario e poi, stabilitosi a Londra, come superiore locale, definitore provinciale e parroco. Fu parroco dieci anni, durante i quali fu tutto preso da tre obiettivi supremi: la scuola, la predicazione, la cura degli infermi. Era grandemente amato e stimato dagli inglesi: il cardinale Manning lo prediligeva, il vescovo di Southwark lo aveva scelto a suo confessore e ad esaminatore sinodale, il clero lo riteneva modello del sacerdote cattolico, il popolo lo chiamava affabilmente "Dear Father Domenic". Nel 1884 è vescovo titolare di Teveste, fu consacrato in Napoli dal cardinale Sanfelice. Il 23 maggio 1887 da Otranto fu trasferito nelle diocesi unite di Ascoli Satriano e Cerignola. Il giorno 8 dicembre 1887 faceva il suo solenne ingresso nella nuova sede. Ricostruì il seminario e recuperò il monastero di S. Maria del Popolo. Morì ad Ascoli Satriano, il 18 novembre 1900. Le sue ossa riposano nel Duomo di Ascoli Satriano.
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